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Il divenire biologico della famiglia degli ominidi
Anno di pubblicazione: 2004
Pagine 441
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Da tempo si sentiva in ambiente universitario italiano la necessità di un testo che facesse il punto sulle ultime ipotesi concernenti l'evoluzione umana, soprattutto dopo i più recenti ritrovamenti di fossili di ominidi verificatesi nell'ultimo quinquennio nella culla dell'umanità, l'Africa sudorientale, e nel prossimo Oriente. Con essi lo scenario globale sulle tappe, che hanno visto la famiglia degli ominidi lentamente formarsi e diffondersi nei vari continenti, ha dovuto essere profondamente reinterpretato; si sono potute così definire nuove specie e con esse riconsiderare quelle già conosciute nel tentativo di una loro collocazione più consona nella scala evolutiva. Il presente manuale è stato concepito per questo scopo. Si inizia con una breve esposizione dei principali criteri tassonomici e delle più accreditate teorie evoluzionistiche che sono alla base dei fenomeni evolutivi dei viventi; si evidenzia poi l'importanza dell'Antropologia molecolare quale rinnovo della visione globale di questi processi; si espongono dettagliatamente i siti ed il record fossile ominide in essi contenuto, specialmente delle più antiche tappe (da sei milioni di anni fino alla comparsa del genere Homo) e se ne evidenziano le peculiarità fenetiche; si tenta una interpretazione delle stesse, secondo il pensiero dei paleoantropologi più accreditati, in vista di una loro migliore collocazione tassonomica. Uguale impegno è riservato ai rappresentanti del genere Homo, dalle forme più antiche (habilis ed ergaster), a quelle del Pleistocene superiore, erectus, heidelbergensis, neanderthalensis, che hanno occupato i più disparati orizzonti ecologici, a seconda delle possibilità del momento. Si evidenziano costantemente i complessi fenetici (sinapomorfie) e quelli arcaici di antica eredità (simplesiomorfie) propri della specie trattata. Si discute dell'annosa questione dell'origine dell'uomo moderno, secondo le più recenti acquisizioni sui due modelli (ipotesi "multiregionale" e ipotesi "out of Africa") supportate anche dai risultati dello straordinario binomio aDNA-mtDNA. Per la prima volta sono presentati i reperti rinvenuti sul territorio italiano, ad iniziare dal più antico per ora rinvenuto, il cranio di Ceprano, vecchio di 800-900 Ma, con una dovizia di particolari tale da farli assurgere alla dignità degli altri, ben più reclamizzati. Una serie di box permette di spaziare anche su aspetti ecologici, di datazione e culturali che hanno accompagnato il genere Homo dal suo apparire sulla scena evolutiva. Tutti questi aspetti vengono considerati in una veste molto aggiornata e iconograficamente ben documentata. La linearità dell'esposizione permette di seguire l'evolversi dei temi in maniera consequenziale.
Il manuale, curato da Francesco Mallegni, comprende testi dell'autore e di componenti della sua scuola (Emiliano Carnieri, Pier Francesco Fabbri, Stefano Ricci e Giandonato Tartarelli), di Gianfranco Biondi e di Olga Rickards. I box portano la firma dei suddetti ed inoltre di Giovanni Boschian, Mario Dini, Giorgio Manzi, Fabio Negrino e Carlo Tozzi. Il libro si avvale di un ricco glossario e di una spettacolare bibliografia, degna di un lavoro su rivista specializzata; è edito da LTU Guarguaglini (Libreria Testi Universitari - s.n.c. di Guarguaglini Tucci E.& Figli), via S. Maria n° 14/18- 56126 Pisa - Tel. 050/20215 - Fax 050/49154 - http:www.ltu.pisa.it - E-mail: info@ltu.pisa.it
L'autore
Francesco Mallegni, laureato in Scienze Biologiche presso la Facoltà di Scienze Mat. Fis. Nat. dell'Università degli Studi di Pisa, è dal 1980 docente di Paleontologia Umana presso il corso di laurea in Scienze Biologiche della Facoltà di Scienze M.F.N. e di Antropologia presso il corso di laurea in Conservazione dei Beni culturali della Facoltà di Lettere e Filosofia all'Ateneo pisano, di Paleoantropologia e di Antropologia presso il corso di laurea in Conservazione dei Beni culturali della Facoltà di Lettere e Filosofia all'Ateneo palermitano. Si occupa degli aspetti antropometrici, paleodemografici, paleopatologici e paleonutrizionali dei gruppi umani antichi del Bacino del Mediterraneo. Ha analizzato la quasi totalità dei reperti umani del Pleistocene medio e superiore italiano. Ha partecipato a numerosissime campagne di scavo e di ricerca in Italia, in Tunisia, in Libia, in Egitto, in Giordania, in Israele ed in Siria con gli archeologi italiani più rappresentativi. E' antropologo della Scuola Archeologica Italiana di Atene; è membro del consiglio dei docenti di due dottorati di ricerca, in Antropologia e in Antropologia e Archeologia (indirizzo "Patocenosi"). Ogni anno partecipa su invito almeno ad un congresso nazionale e/o internazionale. Ha tenuto numerosissime conferenze per Istituzioni Universitarie, per Associazioni Scientifiche e culturali e presso Scuole di ogni ordine e grado. Ha contribuito largamente alla costituzione di due musei archeologici (di Viareggio e di Camaiore).

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